La storia dei Bandierai degli Uffizi

Le origini dell’arte della bandiera a Firenze
L’arte dello sbandieramento affonda le proprie radici nella storia militare europea e trova in Italia, e in particolare a Firenze, uno dei suoi contesti più ricchi e documentati.
Lo sbandieramento è nato storicamente come esigenza militare, per scambiarsi a distanza segnalazioni di comando e di manovra. Nei secoli poi questa disciplina si è trasformata in una vera e propria arte, in cui all’alfiere viene richiesto orgoglio, portanza, tecnica ed atleticità, per poter eseguire, in parata come in battaglia, tutte le movenze richieste dall’etichetta militare.
In Italia Francesco Ferdinando Alfieri, Maestro d’Arme dell’Accademia Delia di Padova, le ha codificate nel suo celebre trattato La Bandiera del 1641. Quella descritta dall’Alfieri è senza dubbio la “maniera italiana” citata da Johann Renner e Sebastian Heubler nel New Künstlich Fahnenbüchlein, il primo vero e proprio manuale illustrato dello sbandieramento, edito a Norimberga nel 1615.
Le immagini incise in questi manuali sono precise e dettagliate, ma oltre quella stampata, l’iconografia del settore è molto rara. Uno splendido esempio, però, lo abbiamo proprio a Firenze, nella sala A18 del Museo degli Uffizi.
Qui, affrescata sul soffitto, oltre alle grandi raffigurazioni di feste fiorentine, è possibile scorgere in una piccola formella una scena inconfondibile: due giovani che stanno sventolando due insegne ciascuno, quasi a sfidarsi tra loro, al cospetto di un ufficiale che sembra essere un giudice.
Se si pensa al periodo in cui è stato eseguito l’affresco, la metà del XVII secolo (1656–1666), e al contesto della sala, dedicato alle feste e ai giochi sia nobili che popolari, è possibile affermare che lo sbandieramento non fosse relegato esclusivamente all’ambito militare, ma avesse già assunto un carattere ludico e spettacolare, quasi competitivo, anticipando una dimensione che questa arte conserva ancora oggi.
Un altro esempio tutto fiorentino, scoperto solo in tempi recenti, è la descrizione del «Dettaglio […] della mostra a S. E. il Sig.r Maresciallo Botta Adorno nella nuova Accademia dell’Arti Cavalleresche detta del Casino de’ Nobili della Città di Firenze […] questo dì 14 agosto 1761».
Si tratta di una serie di schemi di esercizi in singolo e in gruppo, eseguiti da alfieri divisi in due colori, concepiti come uno spettacolo in onore dell’illustre ospite. Anche in questo caso, pur in un contesto militare, la finalità è chiaramente spettacolare: intrattenere il pubblico attraverso azioni di maestria individuale e corale.
La riscoperta dello sbandieramento tra Otto e Novecento
Dopo secoli di pratica documentata, lo sbandieramento a Firenze conosce una lunga interruzione, per poi riemergere all’inizio del Novecento come segno tangibile della rinascita delle tradizioni storiche cittadine.
Due esempi isolati, e distanti un secolo tra loro, aiutano a comprendere come lo sbandieramento sia stato comunque una disciplina praticata per secoli a Firenze. Come per molte altre manifestazioni, abbandonate nel periodo lorenese, bisogna però attendere il XX secolo per “riesumare” le tradizioni perdute.
È il 24 maggio 1902, in piazza Santa Maria Novella, in occasione di una partita di calcio in costume (giocata secondo le regole del moderno football, ma con abiti storici), che lo sbandieramento ricompare ufficialmente a Firenze. In quell’occasione due «giuocolatori di insegne», T. Caciagli ed E. Caciagli, si esibirono durante il corteo d’ingresso e nell’intervallo della partita.
Grazie all’instancabile opera del Cav. Pietro Gori, promotore della manifestazione, venne rievocata anche un’altra tipicità fiorentina scomparsa: le Potenze o Signorie festeggianti, brigate di cittadini dei singoli rioni e borgate organizzate in strutture simboliche dotate di regnanti fittizi, spesso protagoniste di accese rivalità popolari.
Furono le insegne della Potenza della Graticola, del rione di San Lorenzo, a sventolare in quell’occasione, riportando lo sbandieramento a Firenze, seppur per un evento isolato ma di grande valore simbolico.
Secondo le fonti, bisogna aspettare fino al 1938 per assistere ad un’altra sbandierata in città, ed in particolare sono gli alfieri del Palio di Siena ad esibirsi il 9 maggio nell’anfiteatro di Boboli in occasione della visita di Adolf Hitler in Italia. A Siena l’arte della bandiera non ha mai smesso di essere esercitata, ed è anche grazie agli alfieri senesi che questa tradizione si è tramandata nel tempo, fino ad oggi.
Questi episodi segnano il passaggio tra la memoria storica dello sbandieramento e la sua progressiva rinascita nel Novecento, preparando il terreno alla definitiva ricostituzione della tradizione fiorentina negli anni successivi.
Dopo la comparsata delle Contrade, a Firenze bisognerà attendere gli anni Sessanta prima di rivedere sventolare delle insegne. È grazie alla caparbia volontà di Luciano Artusi, direttore del Corteo del Calcio Storico dal 1960 al 2015, che prende corpo l’idea di costituire un gruppo di sbandieratori fiorentini.
Già dai primi anni ’60 si cominciò a far sfilare, in coda al Corteo delle partite del Torneo, alcuni ragazzi con costumi non più utilizzati, quelli dei nunzi delle Arti, intenti a far volteggiare bandiere colorate dai disegni di fantasia. L’obiettivo era duplice: valutare l’impatto visivo della presenza degli sbandieratori all’interno della sfilata e dimostrare quanto questo elemento potesse arricchire la spettacolarità del Corteo e, più in generale, dell’immagine stessa di Firenze.
Dopo l’alluvione del 1966, che distrusse la quasi totalità dei costumi storici del Corteo, si presentò un’occasione decisiva. Nel processo di ricostruzione, la Sartoria Teatrale Fiorentina, allora diretta dal Cav. Riccardo Melani, realizzò non solo gli abiti dell’intero Corteo, ma anche sedici costumi da sbandieratore e uno da tamburino: i primi veri costumi dei Bandierai degli Uffizi.
La loro foggia, pienamente coerente con il contesto storico del calcio fiorentino, fu studiata per risultare più leggera e funzionale, così da non ostacolare l’atleticità della sbandierata. I bozzetti furono ideati da Vincenzo Giannetti, architetto e storico disegnatore dei costumi del Corteo, che seppe coniugare rigore storico ed esperienza creativa, pur in assenza di riferimenti iconografici diretti.
Il numero dei costumi non fu casuale: sedici erano infatti le principali Magistrature, o Uffizi, che amministravano la Repubblica Fiorentina, ciascuna contraddistinta da un proprio stemma. Luciano Artusi scelse questi simboli per le bandiere, recuperando nei magazzini comunali dei drappi abbandonati, catalogati come bandiere “fasulle”.
Ufficialmente, le Magistrature compaiono nell’elenco dei componenti del Corteo solo nel 1940 come “Bandierai degli Uffizi”, ma si trattava in realtà di gonfalonieri. Le fotografie mostrano infatti che già dal 1936 sedici alfieri con le insegne delle Magistrature sfilavano insieme al gruppo delle Arti, spesso confusi dai cronisti come appartenenti a un unico gruppo.
e insegne delle Magistrature continuarono a sfilare anche nel secondo dopoguerra, come testimoniano alcune immagini degli anni Cinquanta, almeno fino al 1957. Soltanto nel 2017, per iniziativa di Filippo Giovannelli, Direttore del Corteo della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico, i Gonfalonieri delle Magistrature sono stati ricostituiti, con costumi di ispirazione vasariana, restituendo piena dignità araldica a ciascuna Magistratura.
Gli Uffizi, tuttavia, erano già stati riproposti nei costumi di sbandieratore e tamburino dopo l’alluvione, ma occorreva individuare chi potesse indossarli e realizzare in breve tempo uno spettacolo di bandiere.
e insegne delle Magistrature continuarono a sfilare anche nel secondo dopoguerra, come testimoniano alcune immagini degli anni Cinquanta, almeno fino al 1957. Soltanto nel 2017, per iniziativa di Filippo Giovannelli, Direttore del Corteo della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico, i Gonfalonieri delle Magistrature sono stati ricostituiti, con costumi di ispirazione vasariana, restituendo piena dignità araldica a ciascuna Magistratura.
Gli Uffizi, tuttavia, erano già stati riproposti nei costumi di sbandieratore e tamburino dopo l’alluvione, ma occorreva individuare chi potesse indossarli e realizzare in breve tempo uno spettacolo di bandiere.
Il 2 marzo 1973, Luciano Artusi creò il primo nucleo — un tamburino e quattro sbandieratori — di quello che, nel giro di un solo anno, sarebbe diventato un gruppo di sedici elementi. Nascevano così i Bandierai degli Uffizi, destinati a diventare uno dei principali punti di riferimento dello sbandieramento italiano e a portare nel mondo l’immagine più autentica della fiorentinità.
Un particolare ringraziamento a Claudio Mariani Manes per il suo prezioso contributo a questa ricerca storica





